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-=[ Storia dell’A.S.D. Judo O.K. Arezzo ]=-

Era il gennaio del 1973 quando veniva creata formalmente l’Associazione Sportiva Judo O.K. Arezzo; ma bisogna per onor di cronaca dire che già dagli inizi degli anni sessanta il Judo era approdato in città con un gruppo di giovani aretini che si allenavano con l’allora maresciallo dei Carabinieri Gerardo Borgia, sostituito poi da un altro Maresciallo della Benemerita, Piero Naldini,  nella saletta Judo del Palazzetto dello Sport di S. Lorentino. Tra tali appassionati pionieri del Judo in Arezzo c’era anche un giovane Appuntato dei Carabinieri, tale Giuseppe Busia, che aveva iniziato a intraprendere questa disciplina proprio nel Centro Sportivo dell’Arma a Roma, e pure con discreti risultati agonistici, dopo essere stato in precedenza un ottimo pugile.  Finita la carriera agonistica, e trasferitosi ad Arezzo, fu proprio Giuseppe che si impegnò con alcuni amici e compagni di Tatami (Pierluigi Bulgarelli, Vasco Carboni, Antonio Buccarelli, Giancarlo Gallorini, e lo scomparso Luciano Centini) a dar vita al sodalizio sportivo judoistico più antico della città. Quindi non si sbaglia nel definire Giuseppe Busia il vero Padre Fondatore di tutto il movimento Judoistico aretino.
In quel lontano periodo, al Palazzetto dello Sport, si alternavano le lezioni di Judo a quelle della Lotta; quindi ci si poteva allenare solo tre volte alla settimana, e coloro che si dedicavano all’insegnamento di questa nobile arte, spendevano tutto il loro tempo libero dopo il lavoro, per formare ed educare con passione giovani allievi, che a dir la verità, già allora frequentavano numerosi la “Palestra di Judo” di Arezzo.
Erano quelli tempi in cui, alla programmazione minuziosa, alla metodologia, alla psicologia, alle diete studiate dai medici a tavolino (e comunque troppo spesso non rispettate), cose di cui ora non si può assolutamente fare a meno, si sostituiva la volontà, la grinta, la voglia di muoversi, di star insieme, di “lottare” (cosa a cui i bambini di ora non sono più tanto abituati), e non c’erano tanti problemi di sovrappeso, perché si mangiava meno e meglio, non esistevano tante merendine sofisticate, non si stava troppo davanti a televisori o videogiochi, e soprattutto ci si muoveva di più. Infatti si andava in palestra, certo, dopo aver fatto i compiti, ma spesso anche dopo interminabili partite e giochi con gli amici in cortile o nel piazzale sotto casa (cosa adesso quasi improponibile per chi abita in città). Poi, se andava bene, si prendeva il borsone e si caricava sulla mitica bici da cross per pedalare (magari in due sulla stessa bicicletta) allegri verso la palestra; i più “sfortunati” invece si facevano il percorso a piedi, ma sempre con altri Judokas che si davano appuntamento fisso per fare la strada insieme, ridendo e scherzando. Il movimento faceva parte integrante della nostra vita. Adesso no!
Gli allenamenti poi, per questioni di spazio e di tempo, erano quasi sempre unificati; quindi si potevano trovare grandi e piccini insieme, tutti intenti a capire uno squilibrio, una proiezione, una presa o una caduta, ma soprattutto pronti ognuno ad aiutare un allievo più “giovane” e meno esperto, nella completezza di quello spirito etico e filosofico del Judo, che impone a tutti i praticanti, allora come adesso, di rispettare e aiutare ogni compagno che ne avesse bisogno.
Gli anni trascorrevano in questo allegro clima goliardico, e nella saletta Judo di S. Lorentino erano sempre più numerosi i ragazzi di tutte le età, maschi e femmine, che calcavano il piccolo tatami cimentandosi in questa affascinante disciplina.
Iniziarono col tempo ad arrivare anche risultati agonistici, con numerosi titoli regionali, e giovani atleti che si imponevano anche fuori dai confini toscani.
I primi atleti di un certo rilievo furono, tra gli altri, Gregori Roberto, Gallorini Stefano, Vagnoni Ernesto, Cretella Pietro, i fratelli Bresci, i fratelli Gilardoni, Parolai Vittorio, Mugnaini Emilio, Ricciarini Nilo, i fratelli Santucci, i fratelli Tartaglia, Casini Pierangelo, Falcinelli Fabrizio, che riuscirono a vincere numerose gare,  qualificandosi anche per finali nazionali.
Ma i risultati di prestigio vero e proprio arrivarono tra la fine degli anni settanta e gli inizi degli anni ottanta, con la squadra femminile, e in particolar modo con il trio delle meraviglie Diomiri Patrizia (che oggi è l’istruttore della Società), Bulletti Giuseppina (scomparsa prematuramente e ancora oggi rimpianta da chi ha avuto il piacere e l’onore di conoscerla) e soprattutto con Pecorai Laura (anche lei diventata ben presto allenatore), che furono le prime Cinture Nere agoniste di Arezzo. In quel periodo Laura Pecorai dettava legge in Italia, vincendo titoli nazionali, e conquistando addirittura podi preziosi ai Campionati Italiani Assoluti (tutte le cinture nere d’Italia), cosa questa che le permise di raggiungere ben presto il grado di Cintura Nera III Dan, evento importantissimo in quel tempo ad Arezzo. Intanto, all’instancabile Giuseppe Busia, si affiancava una nuova figura, quella di Massimo Mancini che, diventato istruttore e Cintura Nera all’Accademia di Roma nel 1980, collaborò per diversi anni all’insegnamento nel Judo O.K. Arezzo.
E in quegli anni, insieme a tanti altri bimbi, cresceva a pane e Judo, sotto le ali protettive del padre Giuseppe e delle già citate Patrizia, Laura e Giuseppina, che gli facevano da sorelle maggiori, anche il piccolo Roberto Busia, figlio d’arte, che diventerà diversi anni dopo il tecnico artefice dei successi nazionali della società aretina. E fu proprio Roberto, nel 1982 a conquistare la prima sospirata medaglia nazionale maschile per il Judo Aretino, con il terzo posto alla Coppa Italia Cadetti. Seguirono per lui altri piazzamenti di buon livello ai vari Campionati Italiani, fino alla conquista nel 1989 della cintura nera, che fu la prima maschile agonistica della città di Arezzo; ricordiamo infatti, per la cronaca, che la prima cintura nera maschile in assoluto, fu presa per esame da Ernesto Vagnoni nel 1985 (con UKE proprio il giovane Roberto).
Fu in quel periodo però che avvenne anche la dolorosa separazione dalla Società di Massimo Mancini, il quale se ne andò per fondare una nuova scuola: il Judo Kodokan Arezzo. E iniziò così un periodo di dura concorrenza judoistica (sempre però nei limiti della sportività) ad Arezzo, fatta di buoni risultati da parte di entrambi i sodalizi sportivi.
Spinta proprio dalla rivalità con i cugini del Kodokan, e colpita nell’orgoglio dalla dipartita di alcuni suoi buoni agonisti che scelsero di cambiare Società, il Judo O.K. Arezzo si strinse forte intorno al Maestro Giuseppe (che soffrì in modo particolare di questa separazione, privato come fu di alcuni suoi “figli adottivi”, come li definiva lui, che preferirono un altra strada), e venne a formarsi una nuova generazione di  buoni atleti agonisti. Per un breve periodo, in quegli anni, si cambiò anche sede di allenamento, e il Judo O.K. Arezzo si trasferì presso le Palestre del Pantano; ma la cosa durò poco, e si tornò ben presto ad allenarsi al vecchio e caro Palazzetto.
In più, per venire incontro alle esigenze di spazio, e per dar modo ai sempre più numerosi allievi di poter frequentare i corsi del Judo O.K. Arezzo, si istituì anche una sede distaccata nei locali della ormai demolita scuola di Via Schiapparelli, con impegno e fatica raddoppiati per il Maestro Giuseppe, che si trovava ora solo nel dover portare avanti la Società e nel gestire un numero di allievi che risultava per di più raddoppiato. Il ricordo che salta maggiormente alla memoria di coloro che hanno fatto parte di quel gruppo, è senza dubbio il sacrificio e la fatica di dover tutte le volte montare e smontare il tatami, fatto di materassine pesantissime e soprattutto durissime; ma fu proprio la durezza di quelle materassine, a far sì, per assurdo, che ogni atleta cercasse di caderci il meno possibile, impegnandosi così a combattere sempre meglio per evitare di essere proiettato (forse anche questa era tutta una macchinazione del Maestro per far migliorare i suoi allievi; e nascevano così le prime tattiche e metodiche di allenamento!!).
E’ agli inizi degli anni novanta però che vengono poste le basi di quella che diventerà una delle migliori realtà giovanili del Judo Italiano. Infatti, oltre ai già citati Roberto Busia, Pecorai Laura e Diomiri Patrizia, crescono, si allenano e fanno preziosa esperienza valenti agonisti come Chianucci Walter, Meacci Gianpiero, Cozzolino Michele, Baldini Stefano, Marzoli Stefano, Zoncheddu Salvatore, Polverini Silvia, Lapini Sara, Bianchini Sara, Di Tommaso Maria Antonietta, Borgongi Nadia, Gori Silvia, i fratelli Buoncompagni, Bidini Alberto, Cocchiarella Alberto, e ritorna al vecchio amore anche Ernesto Vagnoni, sempre valido e indomito combattente. A questi si aggiungono forti Cinture Nere di altre Società, che per motivi diversi frequentano la palestra aretina, come il brasiliano Reinaldo Monteiro, il napoletano più volte nazionale italiano Nicolangelo Fetto, un altro ex nazionale Sandro Di Giovanbattista, il romano Donnini Dario, il fiorentino Pellegrino Filippo, il napoletano Enzo Di Grazia, e si aggiunge al gruppo anche l’aretino Storri Roberto, che fece il cammino opposto a molti staccandosi dal Kodokan e inserendosi nel Judo O.K. Arezzo. In questo gruppo di “esperti” ebbero modo di crescere pure molti giovani di valore, come Stefano Livi, Mugnaini Stefano, Borgongi Luigi, Massimo Meacci, Dini Nicola, i fratelli Bindi, Pernici Christian, Massini Alessandro, Cacchiani Silvia, Lapini Barbara, Checcacci Francesco, Nasuto Nicola e tanti altri ancora; grazie a loro la società aretina iniziò a vincere con sempre maggior continuità la classifica di rendimento regionale. Questo rimase però un periodo di scarsi risultati in campo nazionale, anche a causa delle poche gare che venivano fatte fare agli atleti aretini.
Fu per questo motivo che Roberto Busia, iniziando nel 1994 a farsi le ossa come allenatore, essendosi appena diplomato ISEF, scelse di dedicarsi con sempre maggior convinzione all’insegnamento in palestra, facendo crescere una generazione di piccoli campioni, e soprattutto portandoli a numerose gare in giro per l’Italia e anche all’estero. Il suo merito principale fu proprio quello di cambiare mentalità nell’ambito di una società che era rimasta troppo chiusa entro i confini regionali, e ci credette così tanto che si conquistò un sempre maggior numero di atleti, soprattutto giovani, che insieme ai loro genitori (spesso ex judokas), lo seguivano dovunque, incoraggiati anche e soprattutto dai buonissimi risultati che iniziavano ad arrivare.
Non poco era comunque lo scetticismo, soprattutto da parte di alcuni anziani, che accompagnava quel giovane che cercava nuovi e più impegnativi metodi di allenamento, che predicava il verbo “crederci ad ogni costo”, in una Società che non aveva avuto fino ad allora una grossa tradizione in campo Nazionale, e che soffriva un po’ troppo il complesso d’inferiorità nei confronti dei grandi di sempre del Judo.
Fino ad allora infatti il miglior risultato di sempre conseguito nelle classifiche nazionali era stato l’ottimo 32° posto conquistato nel 1982 con le medaglie ai Campionati Italiani di Pecorai Laura, Diomiri Patrizia, Bulletti Giuseppina e lo stesso Busia Roberto; per il resto si era navigato sempre oltre la centesima posizione, quando addirittura non si restava fuori dalla classifica nazionale.
Piano piano però dei “vecchi agonisti”, tra cui soprattutto i tecnici Diomiri e Pecorai, e atleti come Chianucci Walter, Livi Stefano e Meacci Massimo, iniziarono a crederci veramente, e ad incoraggiare l’amico Roberto a continuare nella sua strada e a insistere ad ogni costo, anche quando era lui stesso a non crederci più.
In quel periodo di grandi innovazioni un altro atleta del Kodokan fece il passaggio al Judo O.K. Arezzo, Raffaele Fortini, e iniziò una profonda collaborazione, nonché amicizia, con lo stesso Roberto, che lo ha portato sì alla conquista della tanto sospirata cintura nera in poco tempo, ma soprattutto ad entrare con ferma convinzione nel gruppo di ragazzi che collaborava nei metodi d’insegnamento e d’allenamento del giovane tecnico aretino.
Fu così che si arrivò a quella che rappresenta senza ombra di dubbio la vera epoca d’oro per l’Associazione Sportiva Judo O.K. Arezzo, e che la porterà a vincere negli ultimi 10 anni ininterrottamente la classifica Regionale per Società, ma soprattutto a piazzarsi stabilmente e prepotentemente nelle primissime posizioni in campo Nazionale, vincendo anche numerosi Trofei internazionali ovunque in Italia con i suoi giovani. Molti cominciarono ad accorgersi di questa Società, prima ignorata perché fuori dal giro che conta, e iniziarono a piovere inviti a gare sempre più belle e impegnative, a cui il Judo O.K. Arezzo puntualmente partecipava in massa con tutti i suoi atleti, e spesso vinceva.
Tutto ciò portò una grande ventata di entusiasmo nell’ambiente, e le prime nuove medaglie nazionali arrivarono con Verdelli Sara, che in tre anni, dal 1996 al 1999 conquistò 4 terzi posti tra Campionati Italiani e Coppe Italia, e nel 2000 vinse il titolo Italiano Juniores, meritandosi la conseguente convocazione nella nazionale giovanile di Judo, con la partecipazione anche a Trofei importanti. Un grave infortunio al naso (oltre a quelle distrazioni che una ragazza di quell’età subisce sempre e comunque) privò poi Sara della possibilità di raggiungere traguardi ancora più importanti, ma la sua è stata comunque una esperienza positiva, che ha fatto da apripista per altri giovani aretini che hanno ricalcato le sue orme, e hanno iniziato a crederci.
Quindi arrivarono il titolo italiano Esordienti di suo fratello Davide Verdelli sempre nel 2000, il titolo italiano Esordienti di Cherici Francesca nel 2002,  e quelli Cadetti di Biancucci Angela e Severi Elisa del 2004;  non solo, ma altri atleti dell’O.K. Arezzo hanno poi conquistato numerose medaglie importanti a Campionati Italiani di categoria e a squadre, formando un gruppo validissimo, che compete tutt’ora ad alti livelli senza timori di sorta anche contro avversari molto titolati. Tra questi ricordiamo: Meucci Emanuela, Carboni Sandra, Cherici Fabio (anche lui tra l’altro convocato più volte nelle nazionali giovanili), Marconcini Matteo, Carloni Andrea, Viciani Matteo, Valentini Marco, Pallini David, Madeo Marina, Amati Marco. E ancora atleti che pur non avendo ottenuto medaglie a Campionati Italiani, hanno comunque partecipato e sfiorato più volte il risultato di prestigio classificandosi a ridosso dei primi: Formelli Alessandro, Severi Veronica, Tortorizio Sofia, Bennati Elisa, Mura Stefano, Marziali Stefano, Lumachi Andrea, Testi Fabio, Baldini Walter, Marignani Francesco, Marziali Claudia, Carloni Claudio, Marignani Sara, Catalani Marco, Grazi Andrea, Cocchiarella Daniele, Amati Francesco, Riccucci Carlo, Lammioni Roberto, Vagnoni Lorenzo, Maurizi Gabriele, Celati Luna, Dini Nicola, Livi Stefano, Fortini Raffaele, Meacci Massimo, Frosini Andrea, Ulivieri Brenda.

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